Overtourism a Bologna: il problema non sono i turisti, è dove finiscono
Bologna non è mai stata così visitata. I dati su arrivi e affitti brevi, cosa significa davvero overtourism e perché la risposta è distribuire i flussi, non fermarli.

Bologna non è mai stata così visitata. Nei primi otto mesi del 2025 il Comune ha registrato 1.455.589 arrivi turistici, il 7,6% in più rispetto allo stesso periodo del 2024, e 3,37 milioni di pernottamenti. Il 61% degli arrivi è internazionale: Stati Uniti, Germania e Regno Unito in testa. Sull’intero 2025, secondo l’Osservatorio di Ires Emilia-Romagna e Filcams Cgil, Bologna ha superato Rimini come prima destinazione della regione per numero di arrivi.
Per una città che per decenni è stata considerata “di passaggio”, è un cambio di scala. E come ogni cambio di scala, ha un costo.
Cosa intendiamo quando diciamo overtourism
L’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO) descrive l’overtourism come l’impatto del turismo su una destinazione, o su parti di essa, che peggiora in modo eccessivo la qualità della vita percepita dai residenti o la qualità dell’esperienza dei visitatori.
La parte importante è “o su parti di essa”. L’overtourism raramente riguarda il numero totale di visitatori. Riguarda la concentrazione: le stesse vie, alle stesse ore, sugli stessi percorsi. È lì che una strada smette di essere un posto dove si vive e diventa una vetrina.
Dove si vede, a Bologna
Il segnale più chiaro sono le case. A dicembre 2024, secondo i dati di Inside Airbnb riportati dal Resto del Carlino, in città c’erano 4.785 alloggi su Airbnb, per il 76,6% appartamenti interi. La concentrazione è netta: 1.733 annunci nel solo quartiere Santo Stefano, 1.499 in Porto-Saragozza, cioè nel centro storico e nelle zone immediatamente vicine.
In una città universitaria, con una domanda di affitti a lungo termine già alta, ogni appartamento che passa al turismo breve si sente. Non a caso nel 2025 la Regione Emilia-Romagna ha proposto nuove regole urbanistiche per gli affitti brevi, che permettono ai Comuni di definire zone e limiti, e il Comune di Bologna ha annunciato uno stop ai nuovi cambi d’uso nel centro storico.
Poi ci sono i segnali meno misurabili: le botteghe storiche che lasciano il posto a format pensati per chi passa, le code sempre negli stessi punti, il cibo come attrazione più che come cultura.
Perché la risposta non è fermare i turisti
Il turismo porta lavoro, apre locali, tiene vive attività che altrimenti chiuderebbero. Il problema non è che arrivino persone. È che finiscano tutte negli stessi cento metri e negli stessi dieci posti, mentre le attività indipendenti, che avrebbero più bisogno di quel valore, restano fuori dal giro.
Le classifiche amplificano questa dinamica. Un posto con molte recensioni ne riceve altre, compare in più liste, attira più persone. Chi non è già in cima fa fatica a esserci. E più le fonti sono tante e disordinate, più ci si affida a quelle prime voci “perché lo dicono tutti”.
Cosa fa Glocal, concretamente
Glocal è un servizio che host e locali offrono ai propri ospiti con un QR code. Al momento copre il centro storico di Bologna: è dove arriva quasi ogni visitatore ed è lì che la pressione è più forte. Proprio per questo è il posto giusto per scegliere meglio. I criteri sono quattro:
- Indipendenti prima. Trattorie, botteghe, artigiani e locali gestiti da chi vive in città, prima di catene e format replicabili.
- Pochi posti, verificati. Una selezione ristretta e controllata, invece dell’elenco infinito che spinge tutti verso le stesse prime dieci voci.
- Informazioni pratiche. Orari aggiornati, indirizzi chiari e indicazioni per muoversi a piedi o con i mezzi.
- Tutto in un posto. Meno tempo passato a incrociare dieci fonti, più tempo per guardarsi intorno.
Non è una soluzione all’overtourism. È un pezzo di soluzione, alla portata di chiunque ospiti qualcuno.
Cosa può fare chi viaggia
- Chiedi all’host dove va lui, non dove vanno tutti.
- Fai la spesa nelle botteghe e nei mercati del centro, non solo dove si fanno le foto.
- Muoviti a piedi, in bici o in autobus: gran parte del centro storico è a traffico limitato.
- Guarda anche le vie laterali: il centro non finisce in Piazza Maggiore.
- Sotto i portici ci sono le porte di casa di qualcuno. La sera, voce bassa.
Più ospiti non deve voler dire meno città. Dipende da come scegliamo dove mandarli.